musée d'Orsay / capolavori

 

Il Museo d’Orsay (Musée d'Orsay) parigino, situato di fronte al Louvre, fu inaugurato nel 1986 dopo che un architetto italiano, Gae Aulenti, progettò la ristrutturazione della vecchia Gare d'Orsay, un’ex-stazione ferroviaria.

La costruzione dell'edificio iniziò nel 1898 dove in precedenza sorgevano una caserma di cavalleria e il vecchio Palazzo d'Orsay e i lavori furono terminati dopo soli due anni, in vista dell’imminente Esposizione Universale del 1900.

 

Nel 1939 le grandi linee ferroviarie furono spostate altrove e la stazione continuò a servire solo il traffico locale. Nel 1945 l’edificio fu utilizzato come sede transitoria dei prigionieri di guerra e negli anni cinquanta fu dismesso definitivamente. Nel 1961 ne fu decisa la demolizione soprattutto in vista dei provvedimenti presi da Pompidou nell'ambito del progetto di rinnovamento della capitale. Gli sforzi di molti cittadini illustri fecero sì che la stazione venisse risparmiata dalla demolizione e che venisse classificata come monumento nazionale. Nel 1973 fu scelto come sede stabile della compagnia teatrale Renaud-Barrault e nel 1974 divenne sede della casa d'aste Drouot.

 

Nel 1978, sotto la presidenza Giscard d'Estaing, fu finalmente decisa la trasformazione in museo.

Il Museo d'Orsay è celebre per i numerosi capolavori dell'impressionismo e del post-impressionismo esposti al suo interno, fra cui molti precedentemente conservati al Jeu de Paume.

 

Dal 22 febbraio al 08 giugno 2014, per la prima volta a Roma, il Complesso del Vittoriano presenta la grande mostra "Musée d'Orsay. Capolavori".

 

Ho avuto il piacere di trascorrervi preziosamente due ore del mio tempo. Lontano dall'esprimere un giudizio critico o estetico, condividerò le sensazioni che ho provato durante il percorso della mostra.

 

 

Uno dei dipinti più realistici che abbia mai visto è “La lezione di catechismo” di Jules-Alexis Muenier (Lione 1863 – Coulevon 1942), dove il bimbo che sta all’estrema sinistra è distratto e gli altri tre bambini danno attenzione al prete in un’atmosfera generale che vuole portarmi dentro alla scena rappresentata facendomi dimenticare per qualche istante chi sono e cosa sto facendo. È molto suggestivo il volto realistico, segnato dal tempo, del curato. Concettualmente la gioventù, rappresentata dai bambini, irride la vecchiaia, rappresentata dall’anziano parroco che, con il suo sguardo inquisitore e severo, sembra invidiare gli anni della spensieratezza infantile, gli anni della giovane età, gli anni migliori.

 

Nel dipinto “Barche a vela ed estuario” di Théo Van Rysselberghe (Gand 1862 – Le Lavandou 1926) la firma in basso a destra sembra essere già, al di là di quanto l’artista potesse o volesse risultare all’avanguardia, la modernissima icona di un’imprecisata applicazione per moderni smartphone. È l’esempio ricorrente di come l’arte anticipi spesso i tempi e di come a volte, proprio per tale ragione, non venga capita ma anzi vista con sospetto dai contemporanei.

 

Nel dipinto “Ballerine che salgono una scala” di Edgar Degas (Parigi 1834 - 1917), le ballerine mi hanno trasmesso inequivocabilmente la frenesia dello svolgimento o dell’imminente inizio di uno spettacolo.

 

Il dipinto “Place des Pyramides” di Giuseppe De Nittis (Barletta 1846 - Saint Germain en Laye 1884) mi ha trasmesso in maniera malinconica, in un’atmosfera Vittoriana, l'immagine del progresso che avanza.

 

Il dipinto “Il bagno” di Alfred Stevens (Bruxelles 1823 – Parigi 1906) mi ha trasmesso contemporaneamente una forte sensazione di intimità e romanticismo. 

 

Nel dipinto “Pianta verde in un’urna” di Odilon Redon (Bordeaux 1840 – Parigi 1916) è inequivocabile e indiscutibile la traccia degli insegnamenti avuti da, sebbene più giovane di lui, Paul Gauguin. 

 

Il dipinto “L’italiana” di Vincent Van Gogh (Groot Zundert 1853 – Auvers sur Oise 1890) mi ha dato l’idea di un variopintissimo ed attualissimo murales sudamericano. 

 

Ogni quadro di Paul Gauguin (Parigi 1848 – Atuana Hiva Oa 1903) mi fa venir voglia di mollare tutto e andarmene a vivere in un’isola sperduta.

 

La mostra mi è piaciuta molto e ho acquistato dei libri per approfondire alcuni aspetti che mi interessavano. Risparmiandovi quello che ho visto e ascoltato, posso dire che ogni mostra è anche un luogo ricco di umanità, vi si può rivedere uno spaccato della società: maleducati e appassionati, ignoranti e artisti, cafoni e intellettuali, solitari e comitive, ricchi e poveri; come in una passeggiata per le vie di una grande città, quasi sempre sconosciuti.



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